Posts Tagged: vita nuova

Sono pronta per una vita diversa

Inviato da Claudia lo scorso 6 gennaio: Ho sessant’anni tondi tondi e domani riprendo a lavorare dopo un lungo periodo di vacanza che mi sono presa intorno a Natale e Capodanno. Ho un impiego presso una compagnia assicurativa, posto sicuro, stipendio decente, buon rapporto con le colleghe e i colleghi, compiti e responsabilità impegnativi ma alla mia portata. Sembrerebbe tutto bene visto così, ma il mio stato d’animo è diverso. Mai come nelle ultime due settimane ho capito che starei bene passando le giornate senza l’ufficio, ho moltissime altre cose che mi prendono (non sono andata a fare viaggi esotici, sono rimasta in città, a casa mia), letture, aiuto a mio figlio che ha appena messo su casa, ginnastica e piscina, rapporti con le amiche e con mio marito più distesi del solito, un po’ di shopping. Non credo che sia la solita difficoltà del rientro al lavoro dopo le ferie, qui c’è qualcosa di più, è che per la prima volta mi vedo bene facendo una vita diversa. Un anno fa, quando mi hanno detto che la pensione l’avrei presa più tardi non me ne sono preoccupata, mi sentivo ancora in forze e non mi dispiaceva l’idea di rimanere nel mondo produttivo. Oggi invece mi ritrovo a cercare di capire se c’è modo di smettere di lavorare prima (anche se mi sa che è difficile perché di famosi anni contributivi regolarmente pagati ne ho meno di quel che dovrebbero essere). Poi magari, una volta a casa, mi tornerà la voglia di fare qualche lavoretto ancora, ma non credo che cercherò più un lavoro così assorbente come quello di oggi.

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Presente vitale e desiderio di futuro

Ricevo e volentieri pubblico questa riflessione di Rita Farneti:

“Salve. Ho per caso avuto occasione di visitare il sito..Il motivo del ” per caso ”  si lega alla ricerca sulle problematiche dell’anziano, un settore di cui mi occupo (da psicologa) ormai da 30 anni. Scherzando..ma neanche troppo …oggi, novella sessantenne, dico che mi occupo dell’invecchiare d’altri che include la partecipazione attiva al mio scorrere del tempo… Mi sembra di percepire  un desiderio (forte ed amichevole) di incontro e di visibilità , come se  le cose fatte, gli obiettivi raggiunti, costituissero un tempo “altro” nel quale diventa complesso essere “ancora” perchè ¨si è stati già”. Urge dunque, mi si passi la frase, farsi vitali di presente.

C’è anche molto desiderio di futuro (riconquistando le proprietà  della vita), di un tempo buono da spendere bene, attraverso il quale poter guadagnare il ruolo di chi è ¨per quello che è ora”, non solo per quello che ha fatto.   Buon lavoro dunque…e buon tempo.
Rita Farneti”

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Un’alba nuova

Scrive Alberta: Un anno fa ho subito un intervento al cuore importante. Dopo 61 anni aveva bisogno di una manutenzione straordinaria e per fortuna, e bravura dei medici, è andato tutto come previsto. Prima dell’operazione ero in preda all’ansia, anche se sono credente la fede non mi bastava per calmarmi, pensavo che la mia vita fosse  finita. Poi i primi mesi successivi all’intervento ero così debole che a malapena riuscivo a badare a me stessa. Quindi con pazienza le cose sono migliorate e le mie giornate hanno riacquistato un po’ di colore. I parenti mi hanno aiutato moltissimo e le amiche mi sono state sempre vicino e con il tempo ho potuto frequentarle di più. Una mattina di qualche mese fa mi sono svegliata e ho avuto un pensiero chiarissimo: “ma questa è un’alba nuova, è come se fossi nata un’altra volta!” Non sono mai stata particolarmente ottimista, più che altro realista, ma da allora tutto quello che faccio lo vedo in una luce positiva, mi sembra di ricevere quotidianamente un dono bellissimo. Appena posso faccio delle passeggiate nei parchi o nei boschi e il contatto con la natura mi riempie di gioia e di gratitudine. Evito gli sforzi pesanti e i pasti troppo impegnativi (adesso con il Natale devo stare attenta!) ma posso tranquillamente dedicarmi a cucinare che è una delle mie passioni e poi mangio le cose sane che ho preparato. Ogni tanto, accompagnata dalle mie amiche, mi permetto anche di uscire di sera per andare a qualche spettacolo. Cosa posso chiedere di più ?

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Un equilibrista

Mi sento come un equilibrista sul filo. Mi rendo conto che sta per finire tutto quello che è stato la mia vita passata (però ci sono ancora dentro) e che sta per iniziare un mondo nuovo (però ancora non so cos’è e se mi piacerà). Moglie, lavoro, città, tutto è in bilico e in cambiamento.
Con mia moglie ci stiamo lasciando. Dopo trent’anni di matrimonio, gli ultimi anni tra noi sono stati veramente difficili, lei ha incontrato un nuovo compagno e anch’io ho una nuova compagna, di qualche anno più giovane (io ho appena compiuto i fatidici sessanta, lei ne ha 53). Ci sono momenti di grande delusione per la fine del mio matrimonio ma anche tante energie perché mi sono nuovamente innamorato e questo mi fa sentire come rinato.
Insieme a questo è successo che in azienda mi hanno fatto fuori. Quando a un dirigente gli tolgono la sedia, le responsabilità, le persone e lo lasciano a marcire nel suo ufficio, non ci vuole un genio per capire che ti hanno fatto fuori, che non ti vogliono più, che devi andartene. Alla mia età è inutile cercare di recuperare le posizioni e sperare che il vento torni a tuo favore. L’unica cosa che hai da fare è cercare di proteggerti il più possibile contratto alla mano. Comunque la trafila la conosco, ho già visto anche con altri cosa succede: devi star lì ancora per un po’ e poi esci e ti porti a casa una buonuscita. Quanto durerà questo però non lo so, lo stress è tanto e non mi sento né dentro né fuori. Io adesso vivo in Veneto e la mia nuova compagna è di Roma, quindi sto cominciando a capire se a Roma potrei viverci e starci bene: anche questo è un mistero. Mi sa che di misteri ne ho un po’ troppi…

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Il tempo per gli altri e per se stessi

Da parte di Mariella: Con il pensionamento ho lasciato un ruolo lavorativo soddisfacente (ero dirigente scolastica) e ho cambiato zona di residenza, tornando nel mio luogo d’origine. Ho lasciato un contesto ricco di relazioni sociali e amicizie ed un clima sociale ottimista e allegro, dove ero vissuta col mio partner deceduto pochi anni prima. Divenuta single, ho ritrovato la mia famiglia di origine come punto di riferimento, ma ho dovuto rinegoziare il mio rapporto, non di dipendenza, ma di collaborazione. Infatti mia madre aveva bisogno di me ed io mi sono presa cura di lei fino alla sua fine; anche ora, che ho 63 anni,  mi prendo cura di mio fratello, reduce da un ictus, che ora vive solo. Da circa un anno ho un nuovo partner con cui convivo felicemente, ma vorrei dedicare più tempo alla mia vita di coppia ed anche a me stessa. Curo le amicizie vicine e lontane, mi dedico con soddisfazione al volontariato, alla progettazione di eventi ed alla formazione, ma mi piacerebbe selezionare di più gli impegni per essere più incisiva ed usare meglio il mio tempo.

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Amo i progetti…

Io: Amo i progetti, mi danno una prospettiva interessante sul futuro. E sposo una visione di società aperta e delle opportunità, dove la responsabilità individuale e le libere scelte rispetto alla propria vita sono una componente fondamentale. Penso quindi che si possano immaginare (sognare?) varie opzioni riguardo a come vivere la fase di vita nuova, quella da senior, quella in cui non si è più nel pieno della maturità ma non si è ancora anziani “veri”.  Non mi piace quando – e capita anche a me – si fanno prevalere i vincoli sulle opportunità e ci si blocca di fronte a qualche avversità. Non sono cieco di fronte ai vincoli. Li vedo: quelli economici, quelli di salute, quelli pensionistici, quelli culturali, eccetera, ma sono convinto che all’interno di questi vincoli ci sia la possibilità per tutti, chi più chi meno, di scegliere tra diverse opzioni.

L’altro: Ti avrei dato ragione qualche anno fa, ma oggi come puoi sostenere ancora questo ? Non vedi che la crisi economica sta chiudendo tutte le strade ? Il pensionato di 58 o 60 anni, con un po’ di soldi da parte e con la possibilità di godersela, è una razza in via di estinzione. La pensione ce la stanno portando a 70 anni: altro che opzioni, devi continuare a lavorare altri dieci anni per portare a casa lo stipendio. E quelli che rimangono senza lavoro e senza stipendio non riescono a trovarne un altro. La via è obbligata: se sei fortunato, continui a lavorare come hai fatto fino ad oggi, se invece sei sfortunato fai la fame.

Io: La solita esagerazione, e la consueta mistificazione di come è fatta la società oggi: lo sai che tra i 55 e i 64 anni, più della metà non lavora, non perché espulso ma per scelta ? Sì, l’età della pensione si sta allungando ma non penserai davvero che fino a poco tempo fa tutti avessero in mente di smettere di lavorare a 60 anni ? Forse dimentichi che tantissimi artigiani, commercianti, professionisti, manager, professori e anche impiegati, hanno voglia di continuare a lavorare. E tra gli uomini, da un pezzo si sapeva che non si andava più in pensione a 60 anni.  Comunque è un errore pensare che le opzioni di vita dei cinquanta- sessantenni siano legate solo al lavoro e alla pensione. A quell’età non devi fare più il genitore a tempo pieno, puoi guardare alla carriera con più distacco, puoi regolare di più i tuoi tempi. Pensa a quante possibilità hai di dedicarti ad altre attività o a passioni non lavorative che ti hanno sempre preso. Non si tratta di passare tutto il giorno a giocare a carte o a tennis (che comunque non ci sarebbe niente di male), ma di dare un senso diverso alla propria vita.

L’altro: Benissimo, vuoi parlare di cose diverse dal lavoro ? Ecco: ti faccio l’esempio di un mio amico, che a 59 anni ha avuto una malattia che lo costringe a camminare con fatica, altro che viaggi ! O di un altro amico di 64 anni la cui principale preoccupazione è di arrivare a fine mese con i 600 euro di pensione che riceve. O di un altro ancora che ha perso la serenità per via del figlio ormai trentenne che non riesce a trovare uno straccio di lavoro e con cui convive con difficoltà. Questa è la realtà !

Io: Sono d’accordo che “anche” questa è la realtà. Tu mi porti sempre degli esempi sfortunati. Ma anche in questi casi gli spazi per vedere il bicchiere mezzo pieno ci sono. Le malattie ci sono sempre state, però è innegabile che oggi si vive di più e che i tanto bistrattati medici ci rimettono in sesto più di quel che succedeva una volta. E il tuo amico con la pensione bassa, nessuno nega che dovrà fare i salti mortali per la spesa quotidiana, ma magari può trovare ora il tempo per avere soddisfazioni nei rapporti familiari o in qualche giro di amici o in una passione che fino ad oggi non aveva potuto coltivare come avrebbe voluto. Sulla preoccupazione per i figli ti capisco molto, anch’io sono preoccupato per il futuro, come credo che oggi lo siano tutti i genitori di figli grandi, d’altra parte la nostra generazione è stata tra le più fortunate della storia dell’umanità, più che lamentarci dovremmo interrogarci su cosa abbiamo sbagliato per consegnare un futuro così incerto alle generazioni più giovani.

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E’ meglio vivere ora o tra dieci anni?

Scrive Maurizio: Buona giornata a tutti i coetanei che navigano su questo sito. Mi chiamo Maurizio, ho 57 anni, sono un giornalista e fotografo (mi piace viaggiare e fotografare le nuvole www.cielienuvole.it), lavoro come dipendente nell’ufficio stampa del Comune di Milano.
Non pensavo che, quasi in vista della pensione (che, ringraziando la Fornero, arriverà però solo tra dieci anni), sarei dovuto ripartire di nuovo da zero. Vendere la casa? Cambiare o inventarmi una nuova occupazione? Espatriare per ritornare in Italia a 67 anni, perché grande è la delusione che attualmente sto vivendo nell’ambiente del lavoro ?
Per fortuna non sono sposato e quindi sono più indipendente per attuare una eventuale scelta, anche radicale, gli affetti parentali tipici e qualche amicizia seria, con la salute che al momento è ancora salda. Il mio vuole essere uno sfogo, per mettere in rete la mia esperienza e, perché no, chiedere ai lettori eventuali consigli, per evitare errori e per inviarmi proposte: una sorta di blog tematico su come cambiare la vita e per trovare nuovi stimoli.
Primo dubbio. Io andrò in pensione con quella di vecchiaia: se continuo a lavorare per altri dieci anni, prenderò 1.050 euro al mese, oltre a una pensione integrativa dell’associazione e dell’assicurazione. Invece, se i prossimi dieci anni li vivrò come voglio io, tra dieci anni prenderò 800 euro al mese.
Secondo dubbio. Per mantenermi potrei vendere la casa (130 mila euro) oppure comperare un camper o andarmene all’estero.
Terzo dubbio. Nonostante le leggi e che io sia un dipendente comunale, mentre l’amministrazione di destra della Moratti mi ha permesso di fare il praticantato e di diventare giornalista professionista (inutilmente) l’amministrazione di sinistra di Pisapia, nonostante abbia dichiarato che vuole valorizzare il personale, non riconosce l’attività giornalistica svolta, anzi, con la conseguente mia delusione e voglia di cambiare lavoro.
Che fare? Qualcuno di voi ha già vissuto qualcosa di simile? Si è inventato qualcosa per evitare spiacevoli illusioni? Reputa che il mio sia uno sfogo futile, con tutti i problemi più seri che ci sono in giro ? Lascio il mio contatto: m.battello@tiscali.it. Grazie.           In foto: Discesa su Stoccolma, da www.cielienuvole.it

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200 !

Cari amici de “I ragazzi di sessant’anni”,

vorrei fare un brindisi virtuale con tutti voi, perché siamo arrivati a 200.

E’ il numero che è comparso questa mattina sul pannello di controllo del blog www.iragazzidisessantanni e che mi ricorda quanti articoli ho finora pubblicato: 200, più o meno metà scritti da me e metà vostre storie.  Un’attività continua e intensa, da fine aprile ad oggi, sul blog e sulla pagina facebook collegata, che ha accompagnato l’uscita del libro, che mi ha entusiasmato e che è stata possibile grazie alla vostra partecipazione, fatta di attenzione, di commenti e delle storie che mi inviate.

E si profila una novità: una nuova indagine, sulle “buone e cattive pratiche dei 55-75enni”, è in corso di realizzazione grazie alle interviste che stanno svolgendo in varie parti d’Italia alcuni amici conosciuti virtualmente proprio grazie al blog e alla pagina facebook. I risultati saranno resi noti e messi al vaglio di tutta la nostra community, ormai composta di alcune migliaia di persone. Vi terrò aggiornati. Grazie a tutti. Enrico

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Seguo le mie passioni

Scrive Rino: Ho 59 anni, provengo dalla Calabria, ma mi sono trasferito in Sardegna, dove vivo ancora, per amore. Ho cominciato a lavorare presto, e all’età di 26 anni sono entrato nel sindacato, dove ho ricoperto anche la carica di segretario provinciale.
Dopo anni di lavoro nel 2009 vado in pensione.
Certo, a quel punto la mia vita è cambiata: trovarmi a casa dopo tutto quel tempo e riorganizzarmi le giornate, riscoprire il tempo per sé e riattivare le amicizie magari poco frequentate per il poco tempo a disposizione… i primi giorni si è euforici, quasi increduli, poi subentra quasi la noia, ci vuole tempo anche per abituarsi all’idea. Dopo i primi momenti per occuparsi del disbrigo burocratico delle pratiche le giornate sono monotone, anche perché la mia pensione non coincide con la pensione di mia moglie, e i miei figli essendo grandi sono fuori casa, perciò la casa è vuota. Però poi con il tempo ho imparato.
Ad esempio, ho delle forti passioni che ho sempre seguito, come il disegno, la musica e i concerti, e fortunatamente con la pensione ho potuto trovare il tempo per dedicarmici maggiormente. Amo la pesca e possiedo una barca. Così a volte passo giornate intere al mare con i miei amici, praticando con successo la pesca a strascico. Ho anche comprato una grossa moto, e quando mia moglie è libera facciamo insieme delle belle scorrazzate.
Avrei pure un orto con piante di frutta e olive, ma dopo l’euforia dei primi tempi non la seguo più di tanto, vado praticamente solo per la raccolta.
Cerco di mantenere le vecchie abitudini, come gli incontri con gli amici per l’aperitivo o per vedere le partite al bar, l’orario del caffè e la lettura dei giornali. E cerco anche di essere di supporto per i colleghi ancora in servizio per consigli e pratiche sindacali. Non mi tiro mai indietro, anche perché essendo abituato a stare in mezzo alla gente mi gratifica sapere che i miei colleghi hanno ancora considerazione e fiducia nel mio operato.    Foto: amici in mare

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Le mani sporche di terra

Da parte di Giulia: Scrivo stando attenta a non sporcare la tastiera del computer perché ho le mani sporche di terra. Ho sempre le mani sporche perché curare la terra è diventata ormai la mia occupazione (sotto: una foto dal blog di Donatella Cinelli Colombini, che produce Brunello, Chianti e altri vini nel senese).
Prosegue Giulia: Ho sessantaquattro anni compiuti e mi sono trasferita in questo pezzo di Toscana dove mio papà tanti anni fa ha lasciato a noi figli una casa e un pezzo di terra coltivato ad ulivi. Per tantissimi anni la mia vita è stata in città, con mio marito, i miei bambini che mi davano tanto da fare e un lavoro che facevo da casa. Poi ad un certo punto c’è stato uno “svuotamento”: i ragazzi hanno preso il volo, il lavoro non c’era più e la città mi aveva stancata. Il marito no, lui c’è ancora, ma è ancora preso dal suo lavoro e preferisce stare in città. L’uliveto era in condizioni pietose, nessuno lo seguiva da anni, così ho deciso di trasferirmi qui e di dedicarmici. Naturalmente qualcosa faccio io, mentre per i lavori più pesanti ho bisogno dell’aiuto di persone più giovani e i giovani del posto hanno la sapienza tramandata dai padri su come si curano gli ulivi. Mi sveglio la mattina presto e sono subito nei campi, ho scoperto che seguire giorno dopo giorno la natura è affascinante. Da un punto di vista economico per il momento le spese sono superiori ai ricavi dall’olio ma adesso sto ragionando con altri coltivatori della zona perché probabilmente consorziandoci riusciremo a vendere meglio.  E’ una passione, la mia, ma voglio che diventi anche un’attività almeno in pareggio.

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