Posts Tagged: vita nuova

Una donna non va mai in pensione

Scrive Elsa: Fino al momento della pensione il lavoro occupava gran parte della mia giornata. Lavoravo come infermiera coordinatrice e le responsabilità mi procuravano tanto stress. Ora, ho 61 anni, la mia vita è più serena e tranquilla, anche se sono ancora tanto indaffarata. Sono convinta che una donna non va mai in pensione! Mi occupo di tante cose…… resto pur sempre un’infermiera, pertanto, se qualcuno ha bisogno di me non so rifiutare il mio aiuto. La mia è una famiglia numerosa, pertanto fra tanti parenti c’è sempre qualcuno che ha bisogno del tuo aiuto e quando non è un parente è l’amico o il vicino a cercarti.
Comunque adesso riesco a stare di più con mio marito, abbiamo fatto qualche viaggio, i nostri rapporti sono sicuramente migliorati. Anche il rapporto con mio figlio è migliorato, riusciamo a dialogare di più e cerco di recuperare il tempo perso a causa di troppi impegni. Poi mi occupo di giardinaggio, faccio delle belle passeggiate, leggo, scrivo. Quando posso mi reco a fare la spesa a piedi, mi godo il paesaggio che mi circonda; assaporo il piacere di guardare la natura, il ciclo delle stagioni. E sono convinta che adesso curo di più l’alimentazione mia e dei miei familiari.    In foto, un’infermiera.

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Una trasformazione radicale

Da parte di Gabriele: Ho 58 anni , vivo a Bologna e sono in pensione da 5 anni. Avrei volentieri continuato a lavorare, ma ho approfittato dell’offerta di prepensionamento proposta dal quotidiano presso il quale prestavo servizio.

Il primo anno ho preferito rilassarmi, godere del tempo libero a disposizione e non affrontare nessun altro tipo di esperienza dedicandomi completamente al menage quotidiano familiare.      Comunque accettare la proposta di prepensionamento ha cambiato radicalmente la mia vita. Mi sono avvicinato alle faccende domestiche e alla preparazione dei pasti giornalieri, per la famiglia, come nuovissima esperienza. Ho sperimentato cosa voglia dire “il dolce far niente” e, tutto sommato, mi sono anche accorto che tale soluzione non avrebbe potuto durare a lungo.

Allontanandomi dal mondo dorato e molto chiuso del giornale mi sono dedicato all’attività che meglio conoscevo, quella di allenatore di calcio. Così sono diventato allenatore del settore giovanile di una squadra, rendendomi conto, dal vero, di quali siano i vezzi, le abitudini e le problematiche legate ai giovani. Ho potuto incontrare e conoscere persone nuove, fare nuove amicizie e trascorrere più tempo con il figlio minore, anch’egli giocatore. Ora dedico maggior tempo a me stesso, agli hobby, alla lettura, alle discussioni con gli amici e sono perfettamente consapevole dei benefici acquisiti dalla vita all’aperto e dalla aumentata attività fisica . Sono anche una buona forchetta, prediligo cibo sano e buon vino. Viste le buone condizioni di salute e i vari impegni appaganti, sono sufficientemente contento di come stiano andando le cose; unico neo le relazioni familiari, ma ci sto lavorando.

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Ho ripreso in mano la mia vita

Scrive la 63enne Gianna: Il mio pensionamento, avvenuto qualche anno fa, ha coinciso con l’aggravamento di mio marito. Il pensionamento l’ho vissuto molto male, abituata ad un ritmo frenetico da molti anni. In un giorno mi sono sentita subito vecchia, non ero abituata a stare a casa, e a peggiorare le cose i miei figli continuavano a ripetere all’infinito: “Guardi la televisione come tutte le pensionate”. Magari neanche la guardavo, non conoscevo i programmi giornalieri, dovevo solo sentire il rumore. In più anche i miei figli, non essendo abituati a vedermi in giro per casa, non erano liberi e si sentivano controllati. Mi mancava tutto, i miei colleghi, i miei orari, un paio di volte la mattina mi sono trovata in bagno alla solita ora a prepararmi pronta ad uscire.
Dopo la morte di mio marito (è durato poco), ho detto basta, mi sono guardata intorno e ho ripreso in mano la mia vita. Avevo sempre detto che in pensione mi sarei iscritta ad un’associazione di volontariato: bene, l’ho fatto, ho partecipato a dei corsi, ed eccomi autista di ambulanza e soccorritore, e in più tenevo la cassa.
Sono abituata a contare su me stessa, sia nelle decisioni che per quanto riguarda l’indipendenza economica, e questo lo facevo anche quando c’era mio marito.
Ora, con questa crisi, sto affittando agli stranieri che vengono qua in vacanza (vivo dalle parti di Oristano) dei piccoli appartamentini facenti parte della mia casa in campagna, almeno per pagarmi un po’ di spese e tasse.
Sto raccogliendo le mie olive e presto farò del buon olio, perciò sono molto indaffarata. Non so come, ma il tempo non basta mai: quando lavoravo ero sempre organizzata, mentre ora spesso salta tutto. Forse questi sono gli unici momenti in cui mi manca un uomo, e ai miei amici che continuano a dirmi “Perché non ti trovi un compagno?” rispondo “Qua c’è troppo da lavorare, non se ne trovano uomini che vogliono fare questa vita!” e non sono solo battute.
Ho la fortuna di avere una buona salute, sono solare, ho dei bravi figli e se mi guardo in giro mi sento molto fortunata nonostante tutto.

In foto: Andrea Costa, Ulivi in Sardegna

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All’estero con la pensione

Una volta era considerata una scelta eccentrica riservata a pochi privilegiati, buona per inglesi e nordici in genere, che d’inverno scappano dalle loro gelide terre per asciugarsi le ossa. Anche per gli operatori turistici e immobiliari, più che un mercato di nicchia in Italia era visto come il vezzo di un piccolo e insignificante manipolo di senzapatria.

  Oggi molti si stanno ricredendo: pare che anche i senior italiani stiano  prendendo in considerazione la possibilità di vivere all’estero (se non tutto l’anno, per molti mesi l’anno) in posti bellissimi e assai meno costosi dell’Italia, dove 1000 euro al mese di pensione o di rendita bastano per passarsela bene.

E’ un’opzione che riguarda appunto chi, senza essere ricco, riceve ben più della pensione minima (incassa più di mille euro circa un quarto dei pensionati) oppure chi è riuscito a mettere da parte risparmi nel corso della vita. Naturalmente per far la valigia è anche necessario non avere più impegni o incombenze familiari continuativi.   Comunque sia, non stiamo più parlando di una scelta limitata a pochissime persone. Non ci sono dati precisi sull’argomento, ma a conferma di quanto sto dicendo vale la pena di ricordare un segnale, riportato da Franca Roiatti nel suo informatissimo articolo comparso di recente su Panorama:  l’Inps paga quasi 400 mila pensioni all’estero; è vero che il dato comprende anche emigrati di lungo corso e residenti in altri paesi con doppia cittadinanza, però il numero è proprio alto. Altri che hanno provato a quantificare il fenomeno, hanno parlato di 29.000 pensionati, per lo più lombardi, che ormai hanno scelto di vivere all’estero e di popolare quelle che ormai vengono chiamate “le spiagge dell’Inps”.

Perché si fa questa scelta ? Molti la fanno per la bellezza dei posti di destinazione o per il clima, per vivere senza riscaldamento e godere di temperature miti anche d’inverno. Qualcuno la interpreta come la decisione di svolta della propria vita, il sogno lungamente vagheggiato e finalmente realizzato di fuga dalle nostre brutture quotidiane. Però la maggior parte è attratta proprio dal basso costo della vita di questi luoghi e quindi dalla possibilità di godersi un tenore di vita che in Italia, con gli stessi soldi, sarebbe impossibile.

La migrazione sta avvenendo verso i posti più disparati: solo per fare degli esempi, dalla vicina Spagna alla Tunisia, dalla Thailandia a Bali, per passare dal Centro America e dal Brasile e per finire in Egitto o in Kenia.  Tutti luoghi di attrazione dove sperimentare un nuovo  modo di vivere.

Per chi è interessato all’articolo della Roiatti: http://economia.panorama.it/Pensioni-estero-vivere-con-mille-euro-mese

 

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Comincia l’inverno

Ecco una riflessione inviata da Maria Rita qualche giorno fa: Proprio oggi con il cambio dell’ora, da legale a solare, e la prima neve che ha imbiancato i cocuzzoli delle nostre montagne vicine, mi sembra che sia arrivato l’inverno.
La pioggia persistente rende tutto piu’ scuro e triste e la voglia di stare a casa al caldo con le persone amate investe tutti gli animi.
L’autunno e’ la stagione migliore della nostra vita; tutto e’ concluso e raccogliamo i frutti che serviranno per l’inverno. E’ una simbiosi con le stagioni dell’anno la vita dell’uomo.
Purtroppo a molte persone questo periodo dell’anno piace poco, perche’ nella loro mente amano la primavera cioe’ la gioventu’ e vedono l’autunno e l’inverno che segue come un decadimento fisico e morale.
In questa stagione della vita si ha piu’ liberta’, si possono realizzare sogni che in gioventu’ o in eta’ adulta non si sono potuti realizzare, anche imparare a fare cose nuove o sperare di vedere coronato un sogno dei nostri cari, perche’ credetemi senza uno scopo, degli affetti, un’aspirazione, l’inverno arriva subito.

In foto: “Nella pioggia” di Marek Langowski

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Rinato !

Scrive Massimo: Io ne ho 61. Se l’anno scorso avessi letto queste pagine avrei pensato che erano tutte frottole: in quel momento l’idea che si potevano iniziare cose nuove mi sarebbe sembrata una provocazione. Stavo male e mi sono dovuto sottoporre ad un delicato intervento chirurgico, mi domandavo se sarei sopravvissuto… Sono sopravvissuto, e non solo, adesso la penso come voi, che questo è il momento giusto per guardare avanti e buttare il cuore oltre l’ostacolo. I medici mi hanno rimesso in sesto e poi dentro di me è scattato qualcosa, ma come, mi sono detto, posso ancora studiare la storia medievale (vabbè, interessa solo a me, ma è la mia passione da sempre), posso riscoprire gli amici, senza esagerare ogni tanto fare qualche viaggetto, godermi le colline di dove ho casa che mi piacciono tanto, mi sono persino messo a studiare chitarra. L’importante è non guardare la carta d’identità e non pensare di avere imboccato il viale del tramonto perché invece le cose belle sono tantissime. In questo periodo mia moglie e mio figlio mi sono stati vicino, è stato molto importante e sono molto riconoscente, oltretutto se penso che per tutta la vita di lavoro li ho abbastanza trascurati. Anche la parola amicizia, che non sapevo più cosa fosse, è tornata. Spero che anche i miei coetanei, senza bisogno di passare dalle mie disavventure di salute possano riscoprire queste cose importanti della vita.

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Libero!

Scrive Pinuccio: Sto vivendo la stagione più bella della mia vita da quarant’anni a questa parte. Adesso ne ho 64 e da un paio di anni è cambiato tutto, in meglio.
Le due svolte fondamentali sono state sul lavoro e con la mia ex-moglie.
Per una serie di ragioni di contributi previdenziali che non sto qui a spiegare, non potevo andare in pensione. Non che mi importasse molto la pensione, il mio lavoro mi è sempre andato a genio, ma avevo un capo, più giovane di me, che ogni volta che lo vedevo mi si bloccava lo stomaco tanto mi stava antipatico. Quando ad un certo punto mi hanno proposto di uscire venendomi incontro economicamente ho accettato in meno di un minuto: non riuscivo più a sopportare la situazione e infatti da quel momento mi sembra di essere un’altra persona. Libertà ! Con la mia ex moglie eravamo d’accordo da un po’ che saremmo andati ad abitare ognuno per conto proprio quando i figli sarebbero diventati autonomi. Così è stato, quando l’ultimo è andato a vivere per conto suo, abbiamo fatto quel che avevamo detto tante volte. Anche in questo caso: libertà! Ognuno faceva già vita propria, ma andare a vivere da solo a sessant’anni è un’altra cosa. Cosa faccio della mia libertà ? Le cose che mi piacciono, sto con gli amici del circolo sportivo che frequento, do una mano a un amico che ha bisogno in un’officina, qualche viaggio a vedere cose nuove. Niente di speciale, ma tutte cose fatte in libertà.

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Ricordi…

Da parte di Maria Rita: La mia vita e’ lunga come la vostra ho 63 anni , abito in un piccolo paese della provincia di Belluno, che diciamo il vero, non offre tanto.
Sono in pensione, perche’ ho lavorato in Svizzera , sempre mio malgrado, però l’unica fortuna che ho ed ho avuta al mondo e’ stata quella di aver incontrato un uomo veneto (io sono siciliana) buono, affabile e che mi vuole un mondo di bene .
Questo mi ha aiutata in tutto , perche’ senza affetti sinceri non si va da nessuna parte.
In breve, ritornata in Italia non ho lavorato, sono stata molto depressa e ne sono venuta fuori grazie all’aiuto dei dottori che mi hanno detto scegliti qualcosa da fare , adesso che tua figlia e’ grande.
Prima ho scelto di fare volontariato cioe’ stirare e parlare con le persone anziane nella casa di riposo del nostro paese; inoltre mi sono data alle conserve in estate di pomodoro ecc.., poi per 10 anni mi sono iscritta a Feltre all’universita’ degli adulti-anziani , dove nei primi 4 anni anni ho dato 10 materie, le piu’ disparate, anche che non avevo studiato a scuola come storia dell’arte e musica.
Per finire mia figlia mi ha regalato due bambini e praticamente li abbiamo cresciuti noi , adesso sono grandini, faccio fare i compiti solo al piccolo, seconda elementare.
Poi l’amore della mia vita, cioe’ l’uncinetto ed il mezzo punto nei quadri , ho fatto 3 tovaglie d’altare e non so quante altre cose sempre gratis, adesso sto facendo un copriletto matrimoniale .
Insomma la nuova vita bisogna inventarsela!
Per finire vi scrivo due righe sulla felicita’.  Le sensazioni che provano le persone felici sono: si sentono piu’ libere e spontanee, hanno una sensazione di benessere, hanno un aumento del tono muscolare. La persona felice e’ sopratutto una persona che sta bene con se e con gli altri, che ha fiducia nelle proprie capacita’, che si accetta per quello che e’, con i propri pregi e con i propri difetti.   Cordialmente, Maria Rita.

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I giovedì di Nestore

Giovedì 18 ottobre h. 16.00, a Milano presso la Società Umanitaria di via San Barnaba 48, l’Associazione Nestore organizza un incontro dedicato al libro “I ragazzi di sessant’anni”.

L’Associazione, ormai attiva da molti anni con ricerche, incontri, corsi e dibattiti sul tema della transizione dal lavoro al pensionamento, organizza mensilmente i “Giovedì di Nestore”: incontri dedicati a libri e ad argomenti di attualità e di rilevanza sociale e soprattutto interessanti ed affini alla natura e agli obiettivi dell’Associazione.

A presentare “I ragazzi di sessant’anni” e a discutere delle tesi in esso contenute, oltre a me saranno presenti Dante Bellamio, docente universitario, e Mauro Vaiani, formatore. L’incontro sarà moderato da Pier Paolo Bollani, giornalista ed opinionista. Seguirà dibattito con il pubblico.

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Riappropriarsi del tempo

Tempo vincolato, tempo libero e tempo vuoto.  Il tempo è uno, ma i modi di intenderlo sono tanti.

“Ho troppi impegni, sono sempre di corsa, non ho un attimo libero, dalla mattina alla sera sono senza un minuto libero, sono troppo programmato”: chi non ha sentito affermazioni di questo tipo ?  Chi non si è espresso in questo modo in qualche momento della propria vita ?     Il tempo vincolato è di chi percepisce il tempo in questo modo. L’orario dell’ufficio, gli appuntamenti presi, le incombenze dei figli e della famiglia, gli impegni – anche quelli piacevoli – che da scelta iniziale sono diventati vincoli che costringono. Quando si pensa alla propria giornata in questo modo significa che si è dominati da una concezione del tempo come “tempo vincolato”.

Il tempo libero dovrebbe essere, al contrario, quello non vincolato dal contesto in cui si vive, ma lasciato a disposizione delle libere scelte dell’individuo. Chi per molto tempo ha sperimentato il tempo vincolato ambisce al tempo libero. E’ così che nel pieno della maturità molti vagheggiano la libertà dei weekend e delle ferie senza orari e ritmi di lavoro, o le sere di luglio senza gli impegnativi figli piccoli mandati al mare coi nonni. E’ così che chi è dentro una normale vita di lavoro mitizza il tempo della pensione come momento in cui sparirebbero i vincoli. Poi però succede che anche nel cosiddetto tempo libero si diventa preda di chi offre servizi appunto per il tempo libero e magari le ore non lavorative diventano più cariche d’impegni delle altre. Il tempo liberato dai vincoli è una cosa, il cosiddetto tempo libero dell’industria del tempo libero è un’altra.

Senza contare che tanti, soprattutto quelli che hanno trasformato la propria passione in lavoro, non riescono a spiegarsi tanto bene cosa è vincolo e cosa è libertà, perché quando lavorano fanno ciò che gli piace e si sentono già liberi di usare il tempo come più gli aggrada.

Il tempo liberato dai vincoli dovrebbe rendere più felici. Sicuramente è quel che succede immediatamente dopo la “liberazione”. Però è sempre in agguato un piccolo mostro che mette paura a tanti: il tempo vuoto. “Cosa c’è di più bello del tempo vuoto?” – potrà domandarsi qualcuno. Fatto sta che la paura del vuoto, della mancanza di contenitori che strutturano la tua vita, e quindi anche il tuo tempo, manda tanti fuori di testa.

Il pieno stanca, ma il vuoto spaventa.  “Mi ritrovo con le giornate vuote, non so bene cosa fare, faccio questa cosa perché mi annoiavo troppo a non fare niente”. Il fatto è che quando mancano i vincoli, il senso del come si impiega il tempo lo devi trovare tu, minuto dopo minuto: il vincolo ti costringeva, ma era allo stesso tempo molto rassicurante.

Quando si entra nella fase di vita nuova, cioè quando qualche evento indica che si sta passando dalla fase della piena maturità ad una fase da senior, in cui si sta invecchiando ma si è ancora lucidi e potenzialmente attivi, si è di solito di fronte ad una bella opportunità: quella di riappropriarsi del proprio tempo.  Spesso ci sono le condizioni per ridurre il “tempo vincolato” (i figli sono cresciuti e meno impegnativi, se ancora si lavora si sa come ritagliarsi maggiori libertà, se si è smesso di lavorare si aprono orizzonti sconosciuti) e aumenta la possibilità di autodeterminare l’impiego del proprio tempo.  A questo punto riappropriarsi del proprio tempo significa non cadere inconsapevoli nelle braccia dell’industria del tempo libero, né farsi prendere dall’angoscia del tempo vuoto, ma capire quali, tra le possibili attività fisiche, manuali, intellettuali, riflessive, danno più senso al nostro futuro.

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