Posts Tagged: vita nuova

Casalinga manager

Da parte di Mercedes: Ho tre figli grandi ormai indipendenti e due nipoti, ho 65 anni. Da quando, marito in pensione, ho cominciato a rendermi conto che bisognava sempre di più rinunciare a qualcosa per arrivare a fine mese, ho pensato di guardarmi intorno.
Io so fare bene due cose: creare gioielli con perle e swaroski e cucinare.
Ho iniziato a tenere dei corsi per la realizzazione dei miei bijoux e la cosa ha avuto successo, sono dotata di molta fantasia, ed i miei corsi sono molto frequentati.
Poi ho iniziato ad organizzare cene a casa mia per un’organizzazione, e anche in ciò ho avuto fortuna.
Ora posso contribuire e non ho più bisogno di chiedere i soldi a mio marito per le mie esigenze, e con tutto il daffare che ho non ho tempo per invecchiare, ciao a tutti!!!

Proprio oggi in un precedente articolo parlavo di chi si inventa o si reinventa la vita lavorativa, anche da cinquantenne o da sessantenne.  Bellissimo esempio il tuo, cara Mercedes.  Tanti auguri perchè le tue due attività possano continuare ad aver successo.

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Sono 56 ma non li sento, a parte…..

Ziorobi56 racconta la sua storia: Ho 56 anni, da 4 anni sono in pensione per inabilità al lavoro e nello stesso mese mi sono separato . Non so quale delle due condizioni sia stata la più felice fatto sta che ho iniziato una nuova vita. E’ stata dura all’inizio perchè tutte e due le cose sono state per via di una sindrome che non mi lascia spazio ma nel giro di pochi mesi ho ripreso a vivere, fare nuove conoscenze, ripreso i miei hobby dimenticati. Poi l’anno scorso ho avuto un infarto ma non mi sono buttato giù, anzi ho pensato che sarebbe stata ora di rinascere a nuova vita, nel limite delle mie possibilità, perchè non voglio invecchiare, mi sento un ragazzino alla scoperta del mondo. E quest’anno, pochi giorni fa, mi sono comperato un maxi scooter e ho deciso di tornare a cavalcare come 30 anni fà quando la moto era tutto per me. E cosi oggi giro in lungo e in largo, sempre secondo le mie possibilità, il Friuli V.G. terra di mia residenza, a scattare fotografie, la mia grande passione che mi ha salvato la vita …

L’inabilità al lavoro, la separazione, l’infarto: ce ne sarebbe stato a sufficienza per deprimere anche il più solido dei cinquantenni. E invece tu, caro Ziorobi56, stai dimostrando una forza d’animo straordinaria: hai ripreso a vivere, fai nuove conoscenze, vai alla scoperta del mondo e fai tesoro delle tue passioni, la moto e la fotografia. Sono ammirato dalla tua capacità di reinventarti la vita da cinquantenne e mi ricordi altre due persone che avevo intervistato durante la mia ricerca sulla “vita nuova” dei 50-60enni, alla base del libro “I ragazzi di sessant’anni”. Entrambe queste persone avevano avuto problemi seri di salute ancora non del tutto superati, avevano fatto dei cambiamenti significativi ed entrambe sprizzavano vitalità da tutti i pori e mi raccontavano dei loro progetti per gli anni successivi. Insomma, possiamo reinventarci la vita e gustarcela anche a partire da eventi di salute traumatici.

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Un brindisi !

Cari amici, un brindisi virtuale ci sta !

Il blog “I ragazzi di sessant’anni” ha superato i mille visitatori (per l’esattezza ad oggi siamo 1197) e la pagina facebook collegata al blog è animatissima, con più di 1800 iscritti, centinaia di commenti e un forum spontaneo. Inoltre sto ricevendo sul blog molte vostre storie.

Siete sorprendenti, non solo perché state partecipando così numerosi, ma anche per il tono dei commenti che state postando.

Che la nostra sia un’età dove c’è spazio per la felicità lo dicono le ricerche di mezzo mondo e lo sostengo anch’io nel mio libro, ma l’ottimismo che sprigiona dalla grandissima parte dei vostri commenti davvero non me l’aspettavo così robusto.

Ecco le parole che usate quando parlate dei vostri anni: entusiasmo, gioia, contentezza, voglia di vivere, curiosità, voglia di imparare, spirito giovane, mente fresca, leggerezza, libertà di inventarsi, rinascere, ricominciare, giocare, godersi l’oggi, star bene con se stessi. E poi: anni belli, anni movimentati, essere attivi, continuare ad esserlo, usare l’esperienza passata e fare esperienze nuove.

Qua e là qualcuno (per fortuna) ricorda che il mondo anche a questa età non può essere tutto rosa, e allora timidamente solleva qualche domanda: ce la farò ad invecchiare dignitosamente?, e se il mio corpo e la mia mente invecchieranno spaiati come me la caverò ?, come posso prepararmi per placare l’apprensione che ogni tanto mi prende pensando al futuro ? e ce la farò a reggere altri anni di lavoro ? (se lo chiede chi avrebbe voluto smettere), oppure: come me la caverò se il lavoro svanisce come neve al sole ? (se lo chiede chi vorrebbe continuare).

Complimenti per i vostri messaggi e auguri a tutti di buona “vita nuova” !

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I vostri commenti

Confesso. Non ho seguito il consiglio di mio figlio ventunenne e della professionista ventottenne che mi stanno aiutando a capire i misteri della rete. Ieri alla pagina facebook “I ragazzi di sessant’anni”, collegata a questo blog, sono arrivati molti nuovi “mi piace” e parecchi dei nuovi arrivati hanno lasciato commenti.    “Non prendere troppo sul serio quel che viene scritto nei messaggi su facebook”. “Non c’è bisogno che rispondi”: questo era il consiglio dei giovani esperti di rete. Confesso, ho trasgredito e mi sono messo non solo a leggerli tutti, ma anche ad analizzarli. E il quadro che ne esce mi piace molto, se non altro mi ci ritrovo.  Vi ritorno quindi i commenti che mi avete lasciato, raccolti per parole e affermazioni chiave.

Innanzitutto “la gioia e la voglia di vivere”, che contano più del numero degli anni e del calo delle energie fisiche; il futuro può essere bellissimo se condito di ottimismo e di voglia di godersi questo tratto di vita.

Poi: “esperienza” e “vitalità” possono andare a braccetto.  Ne abbiamo passate tante e l’esperienza ci ha insegnato molte cose, ma il bagaglio di saggezza che ci viene dal passato non ci impedisce di vivere il futuro con un atteggiamento vitale e aperto al nuovo. Possiamo far convivere la serietà dell’esperienza con l’allegria della scoperta. Mentre si raccolgono i frutti, si seminano contemporaneamente nuove idee.

Attenzione però: a volte commettiamo l’errore di entrare nella nuova fase di vita convinti di essere già “attrezzati” alla nuova condizione, sul piano sia concreto che psicologico, e invece ci accorgiamo che non è così, che ci si reinventa meglio se ci siamo “preparati per tempo”.

Poi la raccomandazione più importante: ha sempre senso fare dei progetti, senza progetti si diventa vecchi davvero !

Infine, che male c’è in un poco di nostalgia e di orgoglio generazionale ? E quindi vai con “i favolosi sessantenni” e con “la meglio gioventù”.

Grazie per i vostri commenti.

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Sei rialzista o ribassista ?

Prendo a prestito un gergo borsistico (rialzisti e ribassisti) per ragionare di un atteggiamento psicologico.

Laura, cinquantasettenne che ha sempre lavorato, pensa che il suo futuro non porterà nulla di buono, che il meglio di se l’ha già dato e che i momenti più belli della vita sono già alle spalle. Sul lavoro fatica a tenere i ritmi che le sono richiesti e non riesce più a trovare dentro di se la spinta di una volta. Continuerà a lavorare per parecchi anni, ma non è una prospettiva che le piace. In famiglia prosegue il tran tran abituale, gli affetti rimangono saldi, ma anche qui Laura pensa che i momenti più intensi e gratificanti siano acqua passata. La salute tiene, ma si rende conto di un graduale e inarrestabile declino fisico. E dentro di sé non trova qualcosa che illumini il futuro.

Cerca qualche spunto dalle sue due amiche coetanee, Beatrice e Silvia, che riconosce invece essere molto più ottimiste di lei. Beatrice, ad esempio, pensa che alcuni aspetti del suo lavoro continueranno ad interessarle e le piace la prospettiva di potersene occupare ancora per un po’. Inoltre le piace molto l’idea che, con il tempo che si libererà, potrà dedicarsi di più al giardino della sua casa di campagna e alla fotografia che è sempre stata la sua passione. Silvia, dal canto suo, è convinta che il rapporto con suo marito, neo pensionato, possa vivere ora una fase di riscoperta insieme e accarezza l’idea, lei che ha sempre lavorato in un negozio, di lanciarsi in una nuova impresa commerciale, piccola ma che secondo lei ha buone possibilità di successo.

Laura affronta la nuova fase di vita al ribasso, Beatrice e Silvia al rialzo.    Il ribassista pensa che la situazione gli stia sfuggendo di mano e che la sua vita non possa che essere declinante. Il rialzista, al contrario, vede le opportunità insite nella nuova fase di vita e si pone con l’atteggiamento di chi ancora governa la situazione e sa cogliere le cose belle che ne possono venire.

Non c’è dubbio che vivrà meglio la sua nuova fase di vita il senior capace di porsi in una prospettiva al rialzo e al rilancio, invece che con un atteggiamento di inevitabile ribasso.

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Che soluzioni per i ragazzi di 50-60 anni ?

Negli ultimi giorni, in occasione dell’uscita del libro “I ragazzi di sessant’anni”, sono stato intervistato da alcuni giornalisti.  La domanda più gettonata è: “quali soluzioni adottano i ragazzi di sessant’anni per vivere al meglio la loro età ?”.

La risposta che mi sembra più veritiera è che le soluzioni adottate sono molto variegate: non esistendo più un modello consolidato e buono per tutti, ciascuno va alla ricerca della propria strada.  Le storie che ho raccolto e che continuo a raccogliere raccontano, ad esempio, di persone che hanno fatto della continuità della vita lavorativa di sempre la loro scelta: come se gli anni non passassero mai, queste persone continuano con lo stesso assetto di vita di quando avevano quarant’anni, finché le forze e le condizioni esterne lo permettono.  Di fianco ai “continuisti” si trovano coloro che mantengono un focus alto su un’attività lavorativa, ma diversa rispetto a quella di sempre: è il caso, per fare degli esempi, di chi – uscito anzitempo dall’azienda dove lavorava come impiegato o operaio – si reimpiega in settori che tirano di più, come quelli dell’ assistenza alla persona o dell’impiego amministrativo; o di chi si cimenta in nuovi lavori che lasciano più tempo libero di prima o che possono essere svolti da casa. Poi ci sono coloro che danno la priorità ad attività non remunerate: sono ad esempio numerosi quelli che danno senso alla loro esistenza coltivando passioni che smuovono energia e motivazione. Qui gli esempi sono infiniti: si va da chi ha vocazioni artistiche (come teatro, musica, canto, pittura, fotografia, danza), a chi predilige usar le mani (ad esempio: attività di bricolage, cura dell’orto e del giardino, giocare coi motori, lavorar di ceramica), fino ai campi più disparati: creare un blog di critica politica, studiare  e approfondire una materia che ha sempre appassionato,  collezionare libri antichi, eccetera.

Infina, una percentuale significativa dei cinquanta- sessantenni che reinventano la propria quotidianità si dedica a servizi utili agli altri e non remunerati. In questo gruppo rientrano fondamentalmente due categorie: coloro che fanno attività di volontariato in una delle tante associazioni no profit in circolazione e coloro che si dedicano alla famiglia (i nonni che si prendono cura dei nipoti o i figli sessantenni che si prendono cura dei genitori non più autosufficienti), unendo così al servizio utile una forte dimensione affettiva.

Siamo generazioni – apripista, senza modelli consolidati da copiare. E in questo contesto ognuno sceglie la strada che gli è più congeniale e che meglio risponde alle proprie condizioni.

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Una vita parallela

Da parte di Andrea: Ho 55 anni, in mobilita’ per scelta da 5 anni, 2 figlie adolescenti. Sono passato senza soluzione di continuita’ dalle responsabilita’ aziendali ad occuparmi dell’azienda della famiglia di mia moglie (esperienza conclusa e fallimentare). Da 8 mesi mi sono creato una vita parellela: sperimento nuove attivita’, frequento persone mai viste prima, sviluppo interessi e…ho molto tempo per pensare e riflettere sull’altra vita. Ti accorgi di come hai vissuto e delle cose che non sei stato capace di vedere o che vedevi ma non volevi affrontare. Ed all’improvviso in questa nuova vita compare un nuovo amore. E allora la vita parallela prende ancora piu’ corpo sostituendosi all’altra, che poco alla volta non ti appartiene piu’.

Caro Andrea, sei la dimostrazione vivente che nel corso dei cinquanta si può intraprendere un percorso di esplorazione di una nuova vita. Tu lo stai facendo, se capisco bene, su vari fronti: quello delle attività e del lavoro, quello delle relazioni con le altre persone e quello sentimentale. Ed è proprio nel corso dell’esplorazione che, secondo me, ci si accorge non solo delle nuove possibilità, ma anche di come si sono trasformate nel tempo le nostre preferenze e quali sono gli aspetti del nostro passato non ci convincono più del tutto. Certo, come tutte le fasi di transizione, i rischi e i possibili abbagli sono numerosi.

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Angela e il volontariato

Angela (il nome è di fantasia, ma la storia è vera) si sta avvicinando ai sessant’anni e fa l’insegnante di lettere in una scuola media. Ci sa fare con i ragazzi e tutti sono convinti che  la sua scelta di lavoro sia stata azzeccata. Tutto sommato, ne è convinta anche lei. Si è separata dal marito da qualche anno, i due figli ormai sono grandi e i genitori sono morti recentemente, quindi in questa fase gode di una certa libertà, che lei ha chiarissimo come vuole utilizzare. Da sempre ha una spinta molto forte al rendersi utile agli altri e la sua sensibilità sociale è riconosciuta da tutti quelli che la conoscono. Sono parecchi anni che si informa su cosa fanno le associazioni di volontariato, qualche tempo fa ha iniziato a frequentarne una che si occupa di integrazione di bambini disadattati e da allora si sente bene. Dedica quasi tutto il tempo lasciato libero dall’insegnamento all’associazione e, quando parla di sé,  con gioia racconta che non vede l’ora di terminare gli anni dell’insegnamento per dedicarsi anima e corpo a questa nuova attività.

Quando mi sono imbattuto nella storia di Angela, la prima reazione che ho avuto è stata pensare che la sua era una vicenda abbastanza singolare e probabilmente poco replicabile. Salvo poi ricredermi, una volta che ho letto i dati sul volontariato che il Censis ha presentato in uno dei suoi Rapporti sulla situazione sociale del paese. In quello del dicembre 2010, ad esempio, si legge che il volontariato è in crescita e che, in particolare, ad attività di volontariato si dedica il 23 per cento dei quarantacinque- sessantaquattrenni e il 20,3 per cento degli over 64. Altro che esperienza singolare ! Il fenomeno è di massa.

Naturalmente, a fronte di così tante persone che si dedicano ad attività utili agli altri senza ricompensa, non possono che corrispondere altrettanto numerose associazioni dove il senior può prestare la sua opera gratuitamente. A Milano, dove vivo, sono numerosissime: solo per fare degli esempi, si va dalle associazioni che raccolgono dai ristoranti e dai supermercati cibi invenduti per distribuirli a chi non ha da mangiare, a quelle che si occupano dei malati di Alzheimer per offrire loro gratuitamente compagnia in modo professionale, a quelle che forniscono assistenza in strutture sanitarie.

Tra le attività che riescono a dare un senso ai quindici-vent’anni di vita in più che ci ritroviamo prima di diventare vecchi davvero, quelle di volontariato hanno sicuramente un posto di primo piano.

 

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La “mia” vita

Scrive Mario: Sono nato nel 1946 e forse per questo ho sempre amato la pace, la tranquillità e tutto ciò che evitasse la violenza.
Ho sentito per anni i discorsi dei miei genitori che invece hanno vissuto quelli orribili della guerra e, a volte, dell’indigenza e forse per questo mi considero un “frutto” della pace.
Ho lavorato per 35 anni chiuso in una banca, realtà economicamente dorata, ma psicologicamente deviante, almeno per i miei principi. La falsità e i silenzi dei suoi dirigenti, l’indifferenza verso gli altrui bisogni, indipendentemente dalle regole della professione, sono stati la causa per la mia uscita dal lavoro senza rimpianti.
Mi sono riappropriato della mia libertà, della mia personalità, dei miei desideri ricacciatti per anni nel fondo della convenienza e dell’opportunismo.
Non voglio parlare del lato affettivo perchè riguarda solo i miei sentimenti e la mia privacy ma, onde evitare errate interpretazioni, sono felicemente sposato con la “mia ragazza” da 42 anni e ho tre figli e diversi nipoti con cui andiamo in pieno accordo. Non conosco le panchine dei giardini, ma conosco la storia di molti dei nostri antenati che hanno conosciuto, loro sì, la “malora” e visto che io ho approfittato,  invece, di un periodo economicamente fortunato cerco di aiutare, non con elemosine che potrebbero anche offendere i beneficiari, ma con interventi diretti sulla vita di chi ne ha bisogno, al miglioramento di queste condizioni. Raramente ricevo ringraziamenti, ma continuo nel mio cammino senza badare a ciò perchè, come diceva mio padre, la vita è un raggio di sole.
Non so come i nostri figli potranno “godere” della pensione, decurtata, dilazionata negli anni oltre una ragionevole misura, senza aver la certezza che la loro vita sarà spostata in avanti e quindi avere la possibilità di riappropriarsi della loro vera identità, quella nascosta in ognuno di loro ed ora “deviata” dalle condizioni di lavoro. Certo è che lo spazio per sognare si riduce…

Caro Mario, della tua sentita storia mi colpiscono soprattutto due aspetti. Il primo è il senso di realizzazione che trasmetti quando dici che,  forse anche perchè consapevole che abbiamo vissuto in un periodo economicamente fortunato, contribuisci al miglioramento delle condizioni di chi ne ha bisogno attraverso aiuti e interventi diretti. Di questi tempi gira uno slogan: more meaning, less leisure: per tanti che cercano di dare un senso a questa fase di vita, tu l’hai probabilmente trovato. Il secondo aspetto che mi colpisce, e che condivido, è il cruccio perchè per le generazioni dei nostri figli lo spazio per sognare si è ridotto. Si parla ogni tanto di patto tra generazioni (l’Unione Europea ha addirittura battezzato il 2012 anno dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra generazioni), credo che dovremmo interrogarci di più su come aggiungere alla generosità “privata” di ogni genitore verso i propri figli anche regole “pubbliche” che diano ai più giovani speranza per il futuro.

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Vogliamo rimanere attivi

Roberto a 73 anni rimane attivissimo dedicando il suo tempo ad impegni di rilevanza sociale e politica.  Clara, 62enne, da quando ha smesso di lavorare è la colonna portante di tre famiglie: la sua, dove suo marito e il figlio grande si affidano a lei, quella della figlia sposata dove c’è da dare una mano nell’accudire un bebé e quella del padre anziano e non autosufficiente, dove è richiesto di pilotare la badante.

Adele a 80 anni trascorre più tempo in giro per il mondo che a casa sua.  Luigi, 69 enne, passa da un incarico lavorativo ad un altro e il tempo libero lo spende tenendosi aggiornato sulle evoluzioni della sua professione. Giuseppe, che ha 65 anni e che è in pensione da quando ne aveva 55, passa le giornate coltivando l’orto, accudendo qualche animale e facendo in nero lavoretti di riparazione ai vicini di casa.

Qualche sera fa un amico cinquantenne mi ha invitato ad un concerto della sua band: sala piena di senior e serata travolgente tra una canzone dei Pooh e un richiamo ai Beatles. A parte il cantante e il batterista, più giovani, tutta gente cinquantenne e sessantenne, che di giorno lavora e che la sera per nulla al mondo rinuncerebbe alla propria passione musicale.

Le età che un tempo erano dedicate al “meritato riposo”, alla panchina del parco, al tirare i remi in barca, stanno diventando sempre più, ogni giorno che passa, età in cui si rimane attivi.

I modi cui si è attivi sono molteplici: ad esempio, si è attivi continuando a lavorare,  dedicandosi ad iniziative di volontariato, prendendosi cura dei familiari che ne hanno bisogno, coltivando passioni, facendo sport e attività fisica, partecipando ad associazioni, viaggiando, andando al cinema, leggendo e anche imparando cose nuove, come ad esempio un uso disinvolto di internet.

Le differenze da persona e persona su quali sono le attività predominanti sono significative, ma quel che più conta è che tutti siamo impegnati e attivi, alla ricerca di un senso da dare ai quindici – vent’anni di vita in più che ci ritroviamo.

Il 2012 è, per l’Unione Europea, l’anno dell’ active ageing, dell’invecchiamento attivo. Direi che non è solo un auspicio, ci siamo già immersi fino al collo !

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